Cydonian Rocks #3

Heaven&Hell
The Devil You Know (2009)
Heavy Metal
Inghilterra/USA
Roadrunner Records

Questa recensione arriva un pò in ritardo, lo ammetto. Ma non posso non scriverla. Dio, Iommi, Butler e Appice: ovvero, i Black Sabbath dell'epoca The Mob Rules e Heaven And Hell (il quale, a dir la verità, era stato registrato con Ward al posto di Appice alla batteria). Tradotto: I Black Sabbath, per me che non ho mai potuto sopportare Ozzy. Le leggende, come ben saprete, si sono riunite nel 2006, e ora hanno sfornato l'album che soddisferà i metalloni vecchia scuola per i prossimi dieci anni. Nulla è cambiato, l'alchimia tra i componenti è sempre la stessa: tempi lenti fottutamente metal, e poche accelerazioni, ma devastanti. Iommi è un sempreverde, i riff di chitarra sono funerei ma coinvolgenti come sempre. Dio.. Beh, Dio E' il cantante metal, punto. E poi è come il vino, invecchiando migliora. La sezione ritmica è la solita cornice perfetta. E il tutto è coronato da una copertina che più blasfema non si può. Profondetevi in reverenti inchini: le divinità sono scese (salite?) nuovamente in mezzo a noi.

Jorn
Spirit Black (2009)
Heavy Metal
Norvegia
Frontiers Records

Già: Heavy Metal, non Hard Rock. Ci ho pensato un pò, prima di etichettare il genere (il compito più arduo che mi trovo a risolvere, in veste di recensore). Perché stavolta il biondo singer c'è andato pesante: letteralmente. E finalmente, dalla Norvegia (che, nonostante la scena Black, di cantanti validi ne sforna, pensiamo a Khan dei Kamelot), il nostro se ne esce un album degno della sua voce, dopo molte uscite soliste discrete. Magari non sarà il capolavoro del decennio, ok; ma le canzoni hanno mordente. I riferimenti sono i soliti, metal e rock classici, memori di 70s e 80s. Mid tempo rocciosissimi, e le poche accelerazioni faranno sfracelli dal vivo. E poi, sopra ogni altra cosa, c'è Lande stesso, che graffia, strappa, violenta, e poi ricuce, coccola, emoziona, e poi ricomincia a schiaffeggiare con la sua voce unica. E' l'erede naturale di Coverdale e Dio, e se ne rende ben conto. L'attuale voce del rock, senza ombra di dubbio.

Slough Feg
Ape Uprising (2009)

Epic Metal

USA
Cruz del Sur

Manilla Road, Manowar, Cirith Ungol, Warlord, Virgin Steele, Brocas Helm, Heavy Load, Steel Assassin. Pochi sapranno riconoscere quale genere accomuna le band appena citate: Epic Metal. Che molti insistono a confondere con il powerello ad ambientazione fantasy propinatoci da Rhapsody of Fire e compagnia bella. In verità stiamo parlando del genere più true che il mondo del metallo abbia mai visto: talmente true che guai se si aveva una tastiera tra gli strumenti, talmente true che lo ascoltavano in quattro cani. Ma per quei quattro cani, è ancora magia pura. Al giorno d'oggi, questo genere di nicchia vive una seconda giovinezza, e gli Slough Feg, in circolazione dal 1990, ne sono gli alfieri. Mentre i Manowar, sedotti dal profumo dei soldi, si son dimenticati i bei tempi e continuano a sfornare dvd con orchestre e orchestrine all'insegna del pomposo, gli Slough Feg sventolano fieri la bandiera dell'heavy metal più epico. A loro modo, con ironia (vedi cover e nome dell'album): ma di sostanza ce n'è tanta. Per chi rimpiange i tempi in cui, per creare atmosfera, bastavano una batteria, una chitarra e un basso.

Artillery
When Death Comes (2009)

Thrash Metal

Danimarca

Metal Mind Records


Chi ha detto Metallica? Gli Artillery sono una realtà praticamente sconosciuta. Attivi negli anni ottanta, autori di una pietra miliare del genere (By Inheritance), i danesi sono ricomparsi ora sul mercato europeo, complice la grande rinascita del thrash metal old-school degli ultimi tempi. E subito rifilano una grande lezione di stile a tutti i marmocchietti di oggi che pensano di fare metallo pesante. Questo album ricorda molto da vicino i four horsemen, ma non per questo è scarno di personalità; melodia e potenza sono sapientemente alternate. Migliore song del lotto, direi 10000 Devils, mid-tempo che ai concerti falcerà molte vittime. Peccato solo per la produzione che sfavorisce un pochettino la batteria a favore delle chitarre. Ma l'effetto finale cambia poco. Fatevi macinare le orecchie dagli Artillery: ne uscirete pesti e soddisfatti.

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