Il matto del barbiere

Giocai la mia prima partita a scacchi ai tempi in cui la formichina dei denti ancora nascondeva un soldo sotto al cuscino. Alla Festa dei Ragazzi, furono organizzati tornei di dama e scacchi; gli animatori, assetati di punti, iscrissero in massa tutta la contrada. Molti di noi, me compreso, avevano visto la scacchiera solo col binocolo; ci dedicarono dunque una mezzora per illustrarci il matto del barbiere, nella fioca speranza, se non di mettere in saccoccia una manciata di punti, almeno di sfoltire le file nemiche. Purtroppo, però, nessuno mi spiegò che in ogni turno si può muovere un solo pezzo, arrocchi esclusi. Alla prima partita, mi toccarono i pezzi bianchi; pensai che la fortuna mi arridesse. Con una certa eleganza (lo devo ammettere), eseguii da buon automa l'apertura che mi era stata inculcata, spinta del pedone di re, sviluppo della regina in h5, sviluppo dell'alfiere di re in c4; dopodichè, guardai soddisfatto il mio avversario, convinto di averlo messo nel sacco con il mio potente spiegamento di forze. Con una certa soddisfazione, gli lessi in faccia una incredulità disarmante (compresi in seguito che, per la sorpresa, non riuscì nemmeno a ridere).
Persi la partita.

3 commenti:

Andrea De Lorenzo ha detto...

meritavi la vittoria a tavolino :)

Andrea De Lorenzo ha detto...

Avresti meritato la vittoria a tavolino!

P.S.
Avevo già messo questo commento ma so che blogger ha avuto qualche problema la settimana scorsa.

Alessandro ha detto...

Eh, lo so, Blogger sta ancora scappellandomi metà blog.

Comunque grazie, è stata uno dei momenti più alti della mia carriera scacchistica, in effetti. ;)