Finalmente, la libreria che avevo disegnato é stata completata e installata in camera. Allego prove.
Sulla guerra in Afghanistan
Yankee: - Ehi, tu!
Afgano: - ...
Y: - Dico a te!
A: - (si guarda intorno) ...A me?
Y: - Si, proprio a te! La vuoi un pò di Democrazia?
A: - Ma, veramente...
Y: - Non fare il difficile! Senza Democrazia oggi non si va avanti!
A: - Ma io non ne ho bisogno, sono centinaia di anni che ne faccio a meno...
Y: - Suvvia, mica vorrai contare capre e bastonare tua moglie per il resto della vita.
A: - Ti ho detto che non la voglio!
Y: - Non fare Resistenza, che non serve a niente!
A: - Oh, insomma, che sfrangimento di maroni! Va bene, la prendo. Quant'è?
Y: - In totale fanno... dunque... qualche migliaio di civili.
A: - ...E 'sti cazzi! Dove te la sei procurata, questa Democrazia, dal macellaio?
Y: - No, in Italia, tanto là non ne hanno più bisogno. E poi guarda che è in offerta. Il tuo vicino Iracheno l'ha pagata anche di più.
A: - E va bene, tieni, basta che ti levi dalle palle.
Y: - Grazie. Aspetta ti dò il resto... Accetti anche militari, no?
A: - Meglio di niente.
(Più tardi)
Y: - Mi presenti quelle 72 vergini di cui mi parlavi?
A: - Mi stai dando un'ottima idea. Senti, bello, mi sono dissanguato per pagarti la tua Benedetta democrazia. Ora potresti anche andartene da casa mia.
Y: - Non posso, devo insegnarti come usarla.
A: - Ti ringrazio, ma non penso che sia necessario.
Y: - Devo anche controllare che tu lo faccia bene. Sennò faccio brutta figura con l'Inglese e con il Russo.
A: - (sospiro) Almeno quelli ero riusciti a sbatterli fuori da casa, dopo un pò.
Y: - Li conosci?
A: - Te ne vai fuori dalle balle o no?
Y: - Cosa c'è stasera per cena?
Afgano: - ...
Y: - Dico a te!
A: - (si guarda intorno) ...A me?
Y: - Si, proprio a te! La vuoi un pò di Democrazia?
A: - Ma, veramente...
Y: - Non fare il difficile! Senza Democrazia oggi non si va avanti!
A: - Ma io non ne ho bisogno, sono centinaia di anni che ne faccio a meno...
Y: - Suvvia, mica vorrai contare capre e bastonare tua moglie per il resto della vita.
A: - Ti ho detto che non la voglio!
Y: - Non fare Resistenza, che non serve a niente!
A: - Oh, insomma, che sfrangimento di maroni! Va bene, la prendo. Quant'è?
Y: - In totale fanno... dunque... qualche migliaio di civili.
A: - ...E 'sti cazzi! Dove te la sei procurata, questa Democrazia, dal macellaio?
Y: - No, in Italia, tanto là non ne hanno più bisogno. E poi guarda che è in offerta. Il tuo vicino Iracheno l'ha pagata anche di più.
A: - E va bene, tieni, basta che ti levi dalle palle.
Y: - Grazie. Aspetta ti dò il resto... Accetti anche militari, no?
A: - Meglio di niente.
(Più tardi)
Y: - Mi presenti quelle 72 vergini di cui mi parlavi?
A: - Mi stai dando un'ottima idea. Senti, bello, mi sono dissanguato per pagarti la tua Benedetta democrazia. Ora potresti anche andartene da casa mia.
Y: - Non posso, devo insegnarti come usarla.
A: - Ti ringrazio, ma non penso che sia necessario.
Y: - Devo anche controllare che tu lo faccia bene. Sennò faccio brutta figura con l'Inglese e con il Russo.
A: - (sospiro) Almeno quelli ero riusciti a sbatterli fuori da casa, dopo un pò.
Y: - Li conosci?
A: - Te ne vai fuori dalle balle o no?
Y: - Cosa c'è stasera per cena?
Disoccupazione: Italia vs Europa
Berlusconi: "Abbiamo la disoccupazione più bassa in Europa" (articolo del Corriere della Sera qui).
Falso.
Il tasso di disoccupazione italiano è più basso della media europea (7.4% contro 9.0%), ma il paese che ha la punta minima è l'Olanda. Seguita a ruota da Austria, Cipro, Danimarca, Slovenia, Romania, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Bulgaria e Malta. Poi, finalmente, Italia. Basta leggere qui, fonte eurostat. Mi permetto di pensare che sia più attendibile del Cavaliere.
Poi dicono che l'informazione in Italia é sana.
Falso.
Il tasso di disoccupazione italiano è più basso della media europea (7.4% contro 9.0%), ma il paese che ha la punta minima è l'Olanda. Seguita a ruota da Austria, Cipro, Danimarca, Slovenia, Romania, Repubblica Ceca, Lussemburgo, Bulgaria e Malta. Poi, finalmente, Italia. Basta leggere qui, fonte eurostat. Mi permetto di pensare che sia più attendibile del Cavaliere.
Poi dicono che l'informazione in Italia é sana.
La città del tramonto
Tre volte Randolph Carter sognò la meravigliosa città, e tre volte venne portato via mentre si trovava ancora sull'alta terrazza che la dominava.
Riluceva, dorata e splendida nel tramonto, con le sue mura, i templi, i colonnati e i ponti ad arco di marmo venato, mentre fontane d'argento zampillavano con un effetto prismatico su ampi piazzali e giardini odorosi, e larghe strade passavano tra alberi delicati, urne ornate di boccioli e statue d'avorio disposte in file lucenti. Su vertiginosi strapiombi, rivolte verso nord, si arrampicava invece una lunga serie di tetti rossi, e antichi frontoni aguzzi si susseguivano lungo stradine erbose coperte da ciottoli.
Era un vero delirio di dèi, una fanfara di trombe soprannaturali, e un risuonare di cimbali ultraterreni. La circondava il mistero, così come le nuvole si raccolgono intorno ad un favolosa montagno inviolata.

Mentre Carter rimaneva senza fiato e in trepidante attesa su quel parapetto circondato da una balaustra, fu sopraffatto dalla pienezza e dall'ansia di un ricordo quasi svanito, dal dolore di cose perdute, e dal bisogno ossessionante di ricordare di nuovo quello che una volta era stato un luogo veramente terribile.
Sapeva che il suo significato una volta doveva essere stato estremamente importante per lui, anche se non sapeva dire in quale epoca remota o incarnazione l'avesse conosciuto, e neppure se fosse stato in sogno o da sveglio.
Richiamò alla memoria vaghi frammenti di una lontana giovinezza ormai tramontata, quando lo stupore e il divertimento erano racchiusi nello svolgersi delle giornate, e l'alba e il tramonto arrivavano, ricchi di aspettative e a grandi passi, al suono appassionato di canti e di liuti, schiudendo maestosi cancelli su ulteriori e soprendenti meraviglie.
Ma, ogni notte che trascorreva su quell'alta terrazza di marmo con le sue strane urne e il parapetto adorno di fregi, e volgeva lo sguardo su quella città carica di bellezza e di immanenza ultraterrene immersa nel placido tramonto, percepiva il dominio dei tirannici dèi del Sogno. Infatti, non poteva in alcun modo lasciare quell'alto spazio, nè scendere da quella scalinata di marmo e lasciarsi andare in una caduta senza fine là dove si aprivano quelle strade piene di antichi sortilegi che lo attiravano prepotentemente.
Quando si svegliò per la terza volta su quella scalinata che non aveva ancora disceso e su quelle strade immerse nel tramonto non ancora attraversate, pregò a lungo e con fervore gli dèi del Sogno che meditano nascosti sulle nuvole sullo sconosciuto Kadath, nel gelido deserto in cui nessun uomo osa avventurarsi.
Riluceva, dorata e splendida nel tramonto, con le sue mura, i templi, i colonnati e i ponti ad arco di marmo venato, mentre fontane d'argento zampillavano con un effetto prismatico su ampi piazzali e giardini odorosi, e larghe strade passavano tra alberi delicati, urne ornate di boccioli e statue d'avorio disposte in file lucenti. Su vertiginosi strapiombi, rivolte verso nord, si arrampicava invece una lunga serie di tetti rossi, e antichi frontoni aguzzi si susseguivano lungo stradine erbose coperte da ciottoli.
Era un vero delirio di dèi, una fanfara di trombe soprannaturali, e un risuonare di cimbali ultraterreni. La circondava il mistero, così come le nuvole si raccolgono intorno ad un favolosa montagno inviolata.
Mentre Carter rimaneva senza fiato e in trepidante attesa su quel parapetto circondato da una balaustra, fu sopraffatto dalla pienezza e dall'ansia di un ricordo quasi svanito, dal dolore di cose perdute, e dal bisogno ossessionante di ricordare di nuovo quello che una volta era stato un luogo veramente terribile.
Sapeva che il suo significato una volta doveva essere stato estremamente importante per lui, anche se non sapeva dire in quale epoca remota o incarnazione l'avesse conosciuto, e neppure se fosse stato in sogno o da sveglio.
Richiamò alla memoria vaghi frammenti di una lontana giovinezza ormai tramontata, quando lo stupore e il divertimento erano racchiusi nello svolgersi delle giornate, e l'alba e il tramonto arrivavano, ricchi di aspettative e a grandi passi, al suono appassionato di canti e di liuti, schiudendo maestosi cancelli su ulteriori e soprendenti meraviglie.
Ma, ogni notte che trascorreva su quell'alta terrazza di marmo con le sue strane urne e il parapetto adorno di fregi, e volgeva lo sguardo su quella città carica di bellezza e di immanenza ultraterrene immersa nel placido tramonto, percepiva il dominio dei tirannici dèi del Sogno. Infatti, non poteva in alcun modo lasciare quell'alto spazio, nè scendere da quella scalinata di marmo e lasciarsi andare in una caduta senza fine là dove si aprivano quelle strade piene di antichi sortilegi che lo attiravano prepotentemente.
Quando si svegliò per la terza volta su quella scalinata che non aveva ancora disceso e su quelle strade immerse nel tramonto non ancora attraversate, pregò a lungo e con fervore gli dèi del Sogno che meditano nascosti sulle nuvole sullo sconosciuto Kadath, nel gelido deserto in cui nessun uomo osa avventurarsi.
da H.P. Lovecraft, La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, 1927.
Cydonian Rocks #6
Living Colour
The Chair In The Doorway (2009)
Funk Metal
USA
Megaforce Records
Che spettacolo, i Living Colour. Caso più unico che raro nel panorama rock degli anni Ottanta: un gruppo formato da musicisti di colore, con una solida preparazione sulle spalle, che si divertono a infilare contaminazioni funk&soul in un genere completamente diverso. Non nominatemi i RHCP che siamo distanti anni luce. Canzoni come Cult of Personality o Glamour Boys sono inarrivabili. Con estremo piacere ho accolto la notizia dell'uscita del nuovo album, e con piacere ancora più estremo l'ho ascoltato. Che dire? Bello. Ma và? Sì, molto bello. Ma non raggiunge il livello dei dischi degli anni d'oro. Ci sono molti spunti notevoli (la ritmata Young Boys sopra tutte) e l'intero album scorre liscio liscio. Ma c'è qualcosa che non va, e non capisci bene... Ah si, spetta... Ora ho capito: manca di incisività. Il suond, sempre di gran classe, intendiamoci, si è leggermente ammorbidito. Se per voi è un problema.. Riprendetevi in mano Vivid.
Diablo Swing Orchestra
Sing-Along Songs for the Damned & Delirious (2009)
Avant-garde Metal / Swing
Svezia
Ascendance Records
Funk Metal, Jazz Metal, Latin Metal. Se ne sono viste di tutti i colori, quando qualcuno ha pensato di imbastardare il metal con un qualsiasi altro genere. Risultati? A volte piacevoli (Cynic, Ephel Duath, Living Colour), altre volte un pò meno. Quando ho ascoltato per la prima volta i Diablo Swing Orchestra, non sapevo in che categoria rifilarli. Perché l'idea di incrociare sonorità metalliche ad altre, più leggere, estirpate dal mondo Swing / Blues, era di per sè geniale. Ma forse andava coltivata un pò meglio, se dopo un paio di ascolti entusiastici, l'album è finito nel dimenticatoio. Beh, il nuovo album riconferma in pieno la genialità della proposta, e la raffina, raggiungendo lidi che non pensavo qualcuno avrebbe mai potuto raggiungere (metal incrociato al tango, con pericolosi sfioramenti al liscio da balera) in maniera sublime. Il disco è divertente e, cosa ben più importante, non stanca, ascolto dopo ascolto. Consigliato a chi ha mente aperta: i defender dei Manowar e del truemetallo se ne tengano alla larga.
Sonata Arctica
The Days of Grays (2009)
Symphonic Power Metal
Finlandia
Nuclear Blast
Goia e dolore dei symphonic metaller di tutto il mondo, assieme agli Stratovarius. Dopo due album che sono e rimarranno pietre miliari del Power Metal (Ecliptica e Silence), così belli proprio perchè così scontati (doppia cassa, tastieroni, acuti da eunuco e melodie zuccherine), i nostri hanno evoluto il proprio sound, attraverso vari album alternativamente stroncati e omaggiati da critica e pubblico. E in sti mesi leggi le interviste riguardo il prossimo album, e li vedi convinti a non fare retromarcia, ma a continuare sulla strada dell'evoluzione. Poi un bel giorno vedi il video del nuovo singolo, e pensi che ti stiano prendendo per il culo: perché avrebbe potuto benissimo comparire su Silence. Ditemi che differenza passa tra Flag in The ground (ecco il video) e cavalli di battaglia come San Sebastian. Infine ascolti l'album: niente da fare. Era un'eccezione. I Sonata Arctica propongono un Power maturo, personale (qualche eco sinfonico alla Nightwish, magari), ascoltabilissimo e apprezzabile: ma non certo spensierato come il singolo. Viene da domandarsi perché lo abbiano scelto come tale...
At Vance
Ride The Sky (2009)
Power Metal
Germania
AFM Records
Davvero degni di nota, gli At Vance, per vari motivi. Per le interessanti rielaborazioni di classica che ci rifilano ad ogni album (Vivaldi, Beethoven), ma anche per i singer di tutto rispetto che vi hanno militato: Oliver Hartmann, ugola d'oro che vanta collaborazioni con Avantasia, TOTO, Helloween e molti altri, e Mats Leven, altro genio del microfono con un curriculum chilometrico (Therion e Malmsteen in primis). Dal cappello a cilindro ecco che ora viene estratto Rick Altzi, semisconosciuto, ma perfettamente in grado di tenere testa ai suoi predecessori. La proposta attuale degli At Vance presenta un rafforzamento del sound neoclassico della band, ma non per questo si discosta dai canoni del genere. Album fresco e piacevole, una conferma per una delle poche band power che ancora riescono a destreggiarsi con personalità e naturalezza in un ambiente ormai ultrasaturo e scontato da decenni. Di un livello superiore alla media, senza dubbio alcuno.

The Chair In The Doorway (2009)
Funk Metal
USA
Megaforce Records
Che spettacolo, i Living Colour. Caso più unico che raro nel panorama rock degli anni Ottanta: un gruppo formato da musicisti di colore, con una solida preparazione sulle spalle, che si divertono a infilare contaminazioni funk&soul in un genere completamente diverso. Non nominatemi i RHCP che siamo distanti anni luce. Canzoni come Cult of Personality o Glamour Boys sono inarrivabili. Con estremo piacere ho accolto la notizia dell'uscita del nuovo album, e con piacere ancora più estremo l'ho ascoltato. Che dire? Bello. Ma và? Sì, molto bello. Ma non raggiunge il livello dei dischi degli anni d'oro. Ci sono molti spunti notevoli (la ritmata Young Boys sopra tutte) e l'intero album scorre liscio liscio. Ma c'è qualcosa che non va, e non capisci bene... Ah si, spetta... Ora ho capito: manca di incisività. Il suond, sempre di gran classe, intendiamoci, si è leggermente ammorbidito. Se per voi è un problema.. Riprendetevi in mano Vivid.
Diablo Swing Orchestra

Sing-Along Songs for the Damned & Delirious (2009)
Avant-garde Metal / Swing
Svezia
Ascendance Records
Funk Metal, Jazz Metal, Latin Metal. Se ne sono viste di tutti i colori, quando qualcuno ha pensato di imbastardare il metal con un qualsiasi altro genere. Risultati? A volte piacevoli (Cynic, Ephel Duath, Living Colour), altre volte un pò meno. Quando ho ascoltato per la prima volta i Diablo Swing Orchestra, non sapevo in che categoria rifilarli. Perché l'idea di incrociare sonorità metalliche ad altre, più leggere, estirpate dal mondo Swing / Blues, era di per sè geniale. Ma forse andava coltivata un pò meglio, se dopo un paio di ascolti entusiastici, l'album è finito nel dimenticatoio. Beh, il nuovo album riconferma in pieno la genialità della proposta, e la raffina, raggiungendo lidi che non pensavo qualcuno avrebbe mai potuto raggiungere (metal incrociato al tango, con pericolosi sfioramenti al liscio da balera) in maniera sublime. Il disco è divertente e, cosa ben più importante, non stanca, ascolto dopo ascolto. Consigliato a chi ha mente aperta: i defender dei Manowar e del truemetallo se ne tengano alla larga.
Sonata ArcticaThe Days of Grays (2009)
Symphonic Power Metal
Finlandia
Nuclear Blast
Goia e dolore dei symphonic metaller di tutto il mondo, assieme agli Stratovarius. Dopo due album che sono e rimarranno pietre miliari del Power Metal (Ecliptica e Silence), così belli proprio perchè così scontati (doppia cassa, tastieroni, acuti da eunuco e melodie zuccherine), i nostri hanno evoluto il proprio sound, attraverso vari album alternativamente stroncati e omaggiati da critica e pubblico. E in sti mesi leggi le interviste riguardo il prossimo album, e li vedi convinti a non fare retromarcia, ma a continuare sulla strada dell'evoluzione. Poi un bel giorno vedi il video del nuovo singolo, e pensi che ti stiano prendendo per il culo: perché avrebbe potuto benissimo comparire su Silence. Ditemi che differenza passa tra Flag in The ground (ecco il video) e cavalli di battaglia come San Sebastian. Infine ascolti l'album: niente da fare. Era un'eccezione. I Sonata Arctica propongono un Power maturo, personale (qualche eco sinfonico alla Nightwish, magari), ascoltabilissimo e apprezzabile: ma non certo spensierato come il singolo. Viene da domandarsi perché lo abbiano scelto come tale...
At VanceRide The Sky (2009)
Power Metal
Germania
AFM Records
Davvero degni di nota, gli At Vance, per vari motivi. Per le interessanti rielaborazioni di classica che ci rifilano ad ogni album (Vivaldi, Beethoven), ma anche per i singer di tutto rispetto che vi hanno militato: Oliver Hartmann, ugola d'oro che vanta collaborazioni con Avantasia, TOTO, Helloween e molti altri, e Mats Leven, altro genio del microfono con un curriculum chilometrico (Therion e Malmsteen in primis). Dal cappello a cilindro ecco che ora viene estratto Rick Altzi, semisconosciuto, ma perfettamente in grado di tenere testa ai suoi predecessori. La proposta attuale degli At Vance presenta un rafforzamento del sound neoclassico della band, ma non per questo si discosta dai canoni del genere. Album fresco e piacevole, una conferma per una delle poche band power che ancora riescono a destreggiarsi con personalità e naturalezza in un ambiente ormai ultrasaturo e scontato da decenni. Di un livello superiore alla media, senza dubbio alcuno.
Intelligenza Artificiale porcellona
Su un treno, un controllore chiede il biglietto ad un passeggero. Il passeggero è un pendolare, e gli mostra l'abbonamento. Dopo n giorni il pendolare si dimentica l'abbonamento, e lo stesso controllore passa a punzonare i biglietti. Il passeggero confida nella memoria del controllore, ma il controllore non lo riconosce, e replica qualcosa del tipo Non sono mica una macchina, non mi ricordo tutti i pendolari.
Non mi è successo nulla del genere, ma stamattina, nel dormiveglia da treno, ho pensato ad una situazione simile, e mi è servita da spunto per una riflessione successiva. Nell'immaginario comune, un'ipotetica macchina è in grado di memorizzare qualsiasi cosa. Anzi, limitiamoci: è in grado di memorizzare una grande quantità di cose. Io stesso, inconsciamente, ho pensato Non sono mica una macchina, non mi ricordo tutti i pendolari. In realtà, una macchina può essere programmata a seconda delle esigenze. Posso programmarla affinchè registri qualsiasi input esterno (almeno, nei limiti dei suoi dispositivi di memorizzazione) oppure affinché non ne registri nemmeno uno.
E fin qua, non ho detto niente di nuovo. Rendiamo la discussione più interessante. Come reagisce la mente umana, nella situazione del controllore? Mi spiego meglio: immaginiamo di avere un robottino controllore. Come già detto, se voglio risparmiare lo programmo affinché non si ricordi di nessuno: costa meno. Se voglio evitare grane ai pendolari, gli concedo un minimo di memoria. E l'umano? Cosa fa? Dipende da persona a persona, ma in generale, direi che registra alcune facce dei passeggeri, altre no, secondo una certa politica. Quindi, in realtà, il suo comportamento non è molto diverso da quello della macchina, solo che l'algoritmo di decisione è più complicato.
Io sono sempre stato convinto della effettiva possibilità di costruire un'Intelligenza Artificiale. (Il motivo basilare è: lo ha fatto Mamma Natura, quindi si può replicare, dato un tempo sufficientemente grande per capire come). Continuo con le domande. Come posso istruire una macchina-controllore affinché la sua memoria funzioni come quella di un controllore umano? Potrei supporre che un controllore umano memorizzi più facilmente le facce dei pendolari rispetto a quelle dei passeggeri: le vede più spesso, e l'effetto di visionare un abbonamento è diverso dalla routine di un normale, volgare biglietto da punzonare. Potrei supporre anche che, se é maschio, tende a memorizzare più facilmente il viso di una bella donna; se è donna, quello di un bel maschione. Ah-ha! Arriviamo al punto fondamentale.

Costruiremo un giorno una macchina maiala?
Come posso replicare questo comportamento in una macchina, se una macchina è asessuata? Ovvero, in altre parole: ha senso replicare il sesso nelle macchine, visto che non ve ne sarebbe la stretta necessità (sono costruite dagli umani, quindi non si riproducono, quindi non devono farsi belli)? Se non si replica il sesso, diventa difficile inculcare dentro una macchina il concetto di bellezza stesso. Si potrebbe parametrizzarlo in base al concetto universale di bellezza (sia maschile che femminile), di modo che sia in grado di riconoscere una bellezza riconosciuta dalla stragrande maggioranza (ad esempio, Grace Kelly o Sean Connery). Ma non si sfugge al concetto di fondo: se per le macchine non vi è necessità di riprodursi, e quindi di possedere il concetto di bellezza, esisterà mai una macchina che passa il test di Turing rispondendo alla domanda Ehi, quella te la faresti?. (in realtà, il test potrebbe passarlo rispondendo si o no, ma resta da capire da cosa tali risposte siano scaturite).
A meno che non si supponga che una macchina "intelligente" possa chiudersi in una camera-officina con un macchino "intelligente" e si mettano, insieme, a costruire e a programmare un "macchinino". Maialoni!
Poi il treno è arrivato a Trieste e ho pensato a cose più serie, tipo non perdere l'autobus.
Il giardino dell'Eden
[...]
- Questo mi ricorda la storia del giardino dell'Eden - disse Ford.
- Eh?
- Il giardino dell'Eden, quello con l'albero e la mela e quelli che danno un morso alla mela. L'hai presente?
- Sì, certo.
- Bè, c'è questo Dio, il vostro Dio, che piazza un melo in mezzo al giardino e dice: "Ragazzi, fate quello che volete, ma non mangiate le mele." Caso straordinario, loro addentano una mela, ed ecco che lui ti salta fuori da dietro un cespuglio gridando: "Vi ho beccati, vi ho beccati!" Non avrebbe fatto molta differenza se non avessero mangiato la mela.

- Perché no?
- Perché quando hai a che fare con quel tipo di dei, in trappola ci cadi sempre. Sai che cosa avrebbe detto se non l'avessero mangiata?
- No. Che cosa?
- "Ma per Dio ragazzi... cioè, per me... non potevate prendere un morso dall'albero della conoscenza? Adesso sono costretto a cacciarvi perché non sopporto di stare con due ignoranti, io che so tutto."
- Tu credi?
- Io credo. Ma tu pensa a mangiare.
- Mi ricordi il serpente.
- Mangia, che dev'essere buono.
- Mi ricordi sempre di più il serpente.
[...]
- Eh?
- Il giardino dell'Eden, quello con l'albero e la mela e quelli che danno un morso alla mela. L'hai presente?
- Sì, certo.
- Bè, c'è questo Dio, il vostro Dio, che piazza un melo in mezzo al giardino e dice: "Ragazzi, fate quello che volete, ma non mangiate le mele." Caso straordinario, loro addentano una mela, ed ecco che lui ti salta fuori da dietro un cespuglio gridando: "Vi ho beccati, vi ho beccati!" Non avrebbe fatto molta differenza se non avessero mangiato la mela.

- Perché no?
- Perché quando hai a che fare con quel tipo di dei, in trappola ci cadi sempre. Sai che cosa avrebbe detto se non l'avessero mangiata?
- No. Che cosa?
- "Ma per Dio ragazzi... cioè, per me... non potevate prendere un morso dall'albero della conoscenza? Adesso sono costretto a cacciarvi perché non sopporto di stare con due ignoranti, io che so tutto."
- Tu credi?
- Io credo. Ma tu pensa a mangiare.
- Mi ricordi il serpente.
- Mangia, che dev'essere buono.
- Mi ricordi sempre di più il serpente.
[...]
Douglas Adams, Ristorante alla fine dell'universo, 1980, cap. 30.
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