Torneo di Palo 2011

Da qualche mese la mia Canon 450D monta spesso e volentieri l'ultima arrivata in campo di ottiche, ovvero l'economica ma performante Canon EF 50mm f/1.8 II; tuttavia, ho avuto modo di metterla alla prova seriamente solo nella serata di venerdì scorso, sul campo del Torneo di Palo.
Due parole per chi non è concordiese. Il gioco del palo può essere considerato lo sport per eccellenza del paese; l'associazione culturale ilPALO lo mantiene strenuamente vivo con l'immancabile torneo estivo, che quest'anno è arrivato alla diciannovesima edizione. Quattro contro quattro su un campo di basket in cemento, i pali di sostegno dei canestri fungono da "porte"; qui maggiori informazioni sulla disciplina. Il gioco, dati gli spazi stretti, è molto frenetico, passaggi frequenti e veloci e conclusioni fiondate al primo spiraglio libero. Insomma, una manna dal cielo per testare il nuovo arrivato.
Sono piuttosto soddisfatto dei risultati, sebbene non abbia potuto rinunciare agli 800 e 1600 ISO: la luce era pochina e non si possono fare miracoli con il diaframma a 1.8, dopotutto. La dovuta frenesia dei giocatori ha generato motion blur grezzi ma piacevoli. Tutto acquisito in JPG, niente post-processing.

From 20110722 - 19° Torneo del Palo

Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/200 s, f/1.8; 800 ISO.


Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/200 s, f/1.8; 1600 ISO.


Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/250 s, f/1.8; 1600 ISO.


Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/200 s, f/1.8; 800 ISO.


Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/200 s, f/1.8; 800 ISO.


Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/200 s, f/1.8; 800 ISO.

Luce sui secoli bui di Portogruaro

Preferisco di gran lunga la fisicità di un libro di carta rispetto all'impalpabilità eterea di un documento virtuale; e sempre la preferirò. Ma ammetto che il mondo digitale sfoggia titanici punti di forza. Google Books, ad esempio, è una manna dal cielo; sono riuscito a scovare qualche perla rara che non ero mai riuscito a trovare nei miei pellegrinaggi attraverso il Veneto Orientale, virtuale o fisico.

Tra le tante questioni spinose dettate dalla mia curiosità, figura l'appartenenza storica della zona di Portogruaro e Concordia ad una o ad un'altra bandiera. Il Veneto Orientale è sempre stato terra di confine, divisa tra l'aquila friulana e il leone marciano; la risposta non è immediata, nè semplice. Entrambe le potenze erano allettate dal feudo; il Lemene era navigabile fino a Portovecchio, ed era una delle vie più facili per la penetrazione delle merci germaniche nell'Adriatico e viceversa.
Per i faciloni, Wikipedia fa una confusione tremenda. Su molti libri di storia locale, l'argomento è evitato o accennato di sfuggita, almeno per quanto riguarda i secoli che vanno dalla fondazione all'annessione alla Repubblica di Venezia. Ho trovato le risposte mancanti in un libello del 1839, scritto dallo storico Antonio Zambaldi, intitolato Monumenti storici di Concordia, già colonia romana nella regione veneta. Serie dei vescovi concordiesi ed annali della città di Portogruaro.
La fondazione di Portogruaro risale al 10 gennaio 1140; il vescovo Gervino concede i terreni a nord di Concordia e a sud di Portovecchio ai primi portolani. Il villaggio cresce, diventa prima paese e poi cittadina. E' comune indipendente per lungo tempo, di fazione ghibellina, come testimoniano ancora adesso le merlature della loggia comunale, edificato nel 1265 (mangiabambini già a questo tempo). Le influenze della Repubblica di Venezia ad Occidente e del Patriarcato di Aquileia ad Oriente sono tuttavia crescenti. Concordia, nonostante lo stato di completo abbandono, conserva ancora la sede vescovile (nonostante il vescovo sia bellamente stanziato a Portogruaro) e quindi il potere temporale (nominale) sui feudi della zona. Negli anni a venire, sia il Patriarcato che la Repubblica hanno modo di allungare le mani sulla vita politica, sociale e religiosa dello staterello-cuscinetto, avendo però cura di non farlo ufficialmente, bensì alla maniera delle patate: Zambaldi sfodera elenchi di investiture, edificazioni di ospedali o conventi, posizionamento della persona giusta al momento giusto, in una turbinosa e divertente danza diplomatica. Qualche esempio: nel 1300 il vescovo di Concordia consegna il potere nelle mani di famiglie nobili "sole capaci di esso governo; benché con alquanta limitata autorità, da che vennero questi abitanti sotto la protezioni dei Patriarchi d'Aquileja, mentre quelli da prima aveano ogni Autorità [...]"; nel 1323, tra le cartacce del comune figura "una ducale riguardante un certo Nicolò Mucio cittadino veneto"; e via alla profusione di sleccate diplomatiche tra la Repubblica e il comune.

E' interessante notare che comunque Portogruaro mantenne sempre una viva autonomia riconosciuta, in barba ai semplicioni che sostengono la sempiterna appartenenza di Portogruaro al Friuli. Nel 1334, il Podestà di Treviso riconosce l'indipendenza dal Patriarcato in una lettera al conservatore della Chiesa di Concordia (la Signoria di Treviso, ostile al Patriarcato, mette in atto in questo periodo pesanti politiche di rappresaglia economica verso i friulani):

...Qua propter concedimus quibuslibet mercatoribus et aliis personis Episcopatus praedicti, infamia non suspectis, posse libere et impune cum personis mercationibus et rebus suis, aliquibus repressaleis non obstantibus, accedere ad civitatem Tervisii et districtum, et ibidem stare ad sui libitum et redire.

Il testo fornisce solo la versione in latino. La mia traduzione è figlia del rispolvero del latino scolastico, quindi abbiatene pietà; quel repressaleis dovrebbe essere un'inflessione medioevale, o un refuso.

...Quindi concediamo a qualsiasi mercante o altro individuo del vescovado di cui sopra (Concordia, ndA), a patto che non sia un malvivente, di poter accedere impunemente e liberamente alla città di Treviso e al suo distretto, con gente, mercanzie e suoi averi, senza subire alcuna limitazione, e di rimanervi e partire a propria discrezione.

Questa autonomia, comunque, durerà ancora poco, viste le frequenti incursioni nel feudo da parte di milizie e la politica molto mobile del tempo. La stabilità verrà raggiunta nel 1420 con la domanda di annessione alla Repubblica di  Venezia, nello stesso anno in cui questa si apprestava a sottomettere l'intero Friuli. Da qui la storia è nota; la città manterrà ancora gran parte dell'autonomia che la contraddistingueva, e altri benefici; uno su tutti, il monopolio del ferro di tutta la Repubblica.

Lo Zambaldi si è rivelato una miniera di informazioni, e questo solo alla prima lettura. Non vedo l'ora di leggere il testo nel dettaglio e fonderlo in altri post.

Fonti
Monumenti storici di Concordia, già colonia romana nella regione veneta.
Serie dei vescovi concordiesi ed annali della città di Portogruaro, 1839.

Un artista da nulla

Sulla scia del grande successo ottenuto dalla mia prima opera, ho spremuto ancora più a fondo il mio genio e ho partorito un capolavoro alla portata di tutti. Non costa nulla.

 Nulla
AlessandroC, 2011
Materiale e dimensioni nulli

John Cage docet. 
I Cristiani dicono che Nulla è superiore a Dio e i nazionalisti che Nulla è più importante della Patria. Modestamente ringrazio.

Virtualmente perfetti

L'aspirazione al bello, nelle sue accezioni più varie (benessere, piacere, comodità, vantaggio, avvenenza), muove il mondo dalla sua nascita. La selezione naturale, ciclicamente, ne delinea i profili (Il più adatto è il più bello); la natura stessa la introduce e l'umanità, figlia degenere, la corrompe.
Gli Egizi per primi sfalsano la realtà e cominciano a truccarsi; i Greci continuano la tradizione e riformulano il macroconcetto (Kalòs kagathòs, bello e buono: Efialte è deforme e tradisce Leonida). Il progresso incentiva la corsa allo sfalsamento, la competizione naturale resa superflua. L'aspirazione al bello tuttavia persiste e trova due valvole di sfogo: la plasmatura di tutto ciò che è individuo; e quella di tutto ciò che non lo è. La prima non ha nome; la seconda si chiama arte e spesso sconfina nella sorella.
Quella corsa verso il miglioramento di se stessi segue una propria strada e influenza l'arte in seconda battuta. La millenaria e monotona tradizione cosmetica, al giorno d'oggi, sta violentemente lasciando il posto alle nuove chimere; volgarmente, chirurgia plastica nel passato prossimo, e realtà virtuale nel presente. Gli strumenti si adattano all'ambiente. La scoperta del metallo ha concesso l'aratro e la spada; in giorni digitali, dove il social networking snatura il concetto di amicizia - fondamentale alla sopravvivenza in passato - Photoshop è lo strumento sovrano e lentamente scalza i precedenti.
L'appiattimento sarà ancora più forzato nel futuro lontano; non è sbagliato presupporre, dato un sufficiente lasco temporale, un avanzamento tecnologico notevole. Ora la persona è sviscerata digitalmente; prossimamente sarà plasmata dal nulla. E' lecito pensare a persone, politici, attori completamente digitali; l'arte finalmente si fonderà alla ricerca del bello per non staccarsene più, e con lei morirà, in maniera definitiva, la relazione sociale fisica.
Le conclusioni dipinte sono presumibilmente false, ma è possibile leggervi in essa stracci isolati di verità. L'aberrazione che si può provare è insignificante. Un contadino medioevale troverebbe aberrante il nostro mondo, come noi consideriamo vuoto il suo; è ragionevole supporre che, tra centinaia di anni, noi saremo vuoti agli occhi di chi noi penseremmo come aberranti.

Fuckin' Hostile Baby

A BABY HEADBANGING TO PANTERA
Your argument is invalid

Se mi cimento con l'arte moderna

Ho realizzato la mia prima e ultima opera d'arte. Una carriera, devo dire, fulminante: esordio con capolavoro e ritiro all'apice.

Capolavoro in potenza
AlessandroC, 2011
Pastelli su carta, 29.7 x 21.0 cm

Non mi aspetto che comprendiate la grandiosità della mia offerta; Francesco Guardi e William Turner condivisero il mio destino. Mi aspetto invece che la paghiate, sonoramente. Al via l'asta: accetto qualsiasi tipo di pagamento o tributo, natura esclusa.

Scatti alla filigrana

Ho cominciato da poco a imprimere un bel watermark sulle foto che carico in rete. Ho meditato riflessioni simili a quelle già avanzate da Giorgio nel suo blog, più precisamente qui. Non mi dà fastidio che la gente apprezzi e condivida le mie (scarse) foto, anzi, mi inorgoglisce alquanto. Quello che mi dà un pò di sangue alla testa è cercare un soggetto su Google Images, trovare una mia foto e scoprire che è stata copiata e incollata su vari forum e visualizzata da migliaia di persone. A quanto mi risulta, è più facile copiare un link piuttosto che scaricare una foto ad alta risoluzione e caricarla nuovamente da altre parti; questi sono metodi, parlando informatico, insulsi e beceri e violenti e preistorici. Siamo nel 2011, porco piffero.

Punta di Bibione Pineda.
Canon EOS 450D con Sigma 10-20mm F3.5 EX DC HSM @20mm; 1/160 sec, f/16.0; ISO 100.

Ho disegnato il watermark con GIMP perché quello di Picasa mi faceva piuttosto schifo. Preferisco aggiungerlo a mano alle foto che pubblico in rete (che comunque non sono molte) piuttosto che usare altri strumenti, mi piace scegliere dimensione e posizione.