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Tributo a Giovanni Cesca

Giovanni Cesca è stato il mio insegnante d'arte ai tempi del liceo; il fatto mi inorgoglisce. Prima che docente (superlativo), Cesca è stato ed è artista dalla intensa attività nazionale e internazionale, nonchè collettore di prestigiosi riconoscimenti della propria opera.
Giovanni Cesca, Concerto per alberi, fiume e luce.

L'amore per la propria terra natale (una manciata di chilometri mi permette di dire che è pure la mia) trasuda da svariati quadri. La foto che ho scattato in una sera del primo agosto vuole essere un tributo molteplice, al Lemene e all'artista.
Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/160 sec, f/8.0; ISO 100.
Saturazione, contrasto e sharpening leggermente aumentati in PP per accentuare l'effetto pittorico.

Timballo di more

Il timballo di more è una ricetta classica, come testimonia la natura morta di Heda, ma non facilmente reperibile in rete; ne ho trovata una all'interno di una enciclopedia generale di cucina. Le più comuni ricette a base di more portano a torte estremamente dolci e con scarsissimo contenuto di frutta; ho spolverato la ricetta del timballo perché permette di consumare un quantitativo decisamente maggiore di more, e quindi di ottenere un sapore molto più fruttoso.
Willem Claesz Heda, Natura morta con timballo di more.
1631, olio su legno. 54 X 82 cm.
Dresda, Staaliche Kunstsammlung.

La preparazione in sè non è difficile; la base è pasta frolla a preparazione classica, due etti di farina, uno di burro, uno di zucchero, scorza grattugiata di mezzo limone, tre tuorli, un pizzico di sale e tanto amore. Si impasta con la punta delle dita molto velocemente, tenendo a portata di mano un bicchiere di acqua fredda per raffreddare le dita nel caso in cui la pasta sia troppo calda. Quando la pasta è omogenea bisogna fermarsi subito. Se la pasta è bruciata (si spacca in mano) la si lega con un albume. Dopo averla fatta riposare per un'ora al fresco, si prendono due terzi della pasta frolla e li si stendono come base nella tortiera. Il ripieno, ovviamente, è a base di more, non troppo mature, sui sei-sette etti, condite con un etto di zucchero, la scorza grattugiata dell'altro mezzo limone, cannella in polvere e noce moscata, entrambe a profusione; attenzione nella fase di mescolamento a non rompere le more. Una volta rovesciato (delicatamente) il ripieno nella tortiera, si stende a disco il terzo di pasta frolla rimanente e lo si adagia a chiudere il timballo, premendo i bordi per chiudere la pasta frolla.
I tempi di cottura variano a seconda della dimensione della tortiera. Se usate quella da 26 cm, c'è bisogno di un forno presiscaldato a 190°, per un totale di 50 minuti circa; se si usa quella più piccola e più alta, 200° per 55 minuti. Il timballo è fragile di suo, in quanto la pasta frolla è stata usata anche per il coperchio; a maggior ragione, se usate pure la tortiera grande, gli spessori si assottigliano di molto, quindi sono necessarie molta manualità e delicatezza. Una volta cotto, si può decorare con qualche mora e servire tiepido o freddo.

Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/80, f/1.8; ISO 400.

Il timballo è già perfetto da solo; chi lo spolvera di zucchero a velo commette un'empietà. Piuttosto, lo si può accompagnare, se si vuole, ad una salsa di more che si prepara in qualche minuto. Ottima, tra l'altro, pure con la panna cotta.
Un paio di etti di more, succo di mezzo limone e un cucchiaio di zucchero in un pentolino antiaderente; si porta ad ebollizione schiacciando le more e lo si lascia densificare a seconda delle preferenze. Io consiglio 5-7 minuti. Con le more intere, la salsa è molto densa, granulosa e acidula; in alternativa, si possono schiacciare e filtrare le more con un passaverdura e versare il sughetto nel pentolino prima della cottura. La salsina così è più omogenea e leggermente più dolce, seppur sempre acidula.

Pasta frolla
200g farina
100g burro
100g zucchero
3 tuorli
scorza di 1/2 limone grattugiato
sale
tanto amore
Ripieno
700g more
100g zucchero
cannella in polvere
noce moscata
scorza di 1/2 limone grattugiato
Salsa
200g more
30g zucchero
succo di 1/2 limone
 
Fate molta attenzione quando lo tagliate, è quasi impossibile che il timballo rimanga in fetta perfetta; le foto e la natura morta testimoniano. Il gusto dovrebbe pareggiare la delusione.

Canon EOS 450D con Canon EF 50mm f/1.8 II; 1/125, f/1.8; ISO 200.

Un artista da nulla

Sulla scia del grande successo ottenuto dalla mia prima opera, ho spremuto ancora più a fondo il mio genio e ho partorito un capolavoro alla portata di tutti. Non costa nulla.

 Nulla
AlessandroC, 2011
Materiale e dimensioni nulli

John Cage docet. 
I Cristiani dicono che Nulla è superiore a Dio e i nazionalisti che Nulla è più importante della Patria. Modestamente ringrazio.

Se mi cimento con l'arte moderna

Ho realizzato la mia prima e ultima opera d'arte. Una carriera, devo dire, fulminante: esordio con capolavoro e ritiro all'apice.

Capolavoro in potenza
AlessandroC, 2011
Pastelli su carta, 29.7 x 21.0 cm

Non mi aspetto che comprendiate la grandiosità della mia offerta; Francesco Guardi e William Turner condivisero il mio destino. Mi aspetto invece che la paghiate, sonoramente. Al via l'asta: accetto qualsiasi tipo di pagamento o tributo, natura esclusa.

L'ammiraglia di Mason Bates

Ammiro profondamente Mason Bates, per molteplici motivi: l'intelligente fusione di musica classica ed elettronica, (il tentativo di) allargamento alle grandi masse di un genere troppo snobbato, la giovane età. Composer in residence per la Chicago Symphony Orchestra (mica bagigi), ha trovato il tempo per scrivere un pezzo sinfonico per la YouTube Symphony Orchestra, Mothership, che lascia un paio di spazi per improvvisazioni dei musicisti. Come spiegato in questo walkthrough dallo stesso autore e da Tilson Thomas (mica bagigi), l'astronave (metaforicamente, l'orchestra) si avvicina all'individuo (il solista) e lo invita ad entrare (ad improvvisare). Onore a YouTube per aver attirato le simpatie di nomi estremamente interessanti (Mason Bates, Michael Tilson Thomas, Anne-Sophie Mutter), e per l'ottima campagna di "improvvisazione" lanciata sul web. Sono curioso di ascoltare i risultati; nel mentre, mi accontento della performance della London Symphony Orchestra (mica bagigi), impreziosita dall'elettronica di quel BelRagazzo® che è Bates e dalla bacchetta di quel bel simpaticone che è Tilson Thomas.

Cima da Conegliano a Portogruaro, sinossi

Il Duomo di Portogruaro non spicca certo nella lista delle chiese più belle d'Italia; non me ne vogliano i compatrioti, ma l'aspetto da chiesa fortificata non invoglia alla visita. Ben più caratteristico è il campanile; il terreno poco stabile lo ha reso un lontano parente di quello della veneziana chiesa di Santo Stefano e della Torre pisana.
La chiesa attuale risale agli inizi del diciannovesimo secolo; della precedente costruzione non ignoro solamente la disposizione, ruotata di un angolo piatto rispetto a quella attuale. L'interno è semplice e spartano; questo non è necessariamente una pecca: entrando, l'occhio è catturato dalla favolosa pala d'altare del Martini, una Presentazione di Gesù al tempio, recentemente riportato a nuova vita da un impeccabile restauro.
Non entro spesso in Duomo; ho rotto il tabù il sabato di Pasqua, attirato dalle fioche luci della Veglia. E' noto che le celebrazioni liturgiche mi coinvolgono poco; ho dunque lasciato che lo sguardo vagasse libero per l'interno, fino ad essere catturato dalla prima pala della navata sinistra. Ho così notato, per la prima volta in tanti anni, una perfetta riproduzione dell'Incredulità di San Tommaso di Cima da Conegliano.
Giovanni Martini, Presentazione di Gesù al tempio.
1515, Duomo di Portogruaro. Particolare.
Un pò di storia per gli interessati che ignorano la vicenda. L'Incredulità di San Tommaso è stata commissionata al Cima dalla Scuola di San Tommaso dei Battuti di Portogruaro, per adornare l'altare della chiesa di San Francesco; tale chiesa è stata demolita secoli or sono ed era posizionata, se non ricordo male, nei pressi della porta di San Gottardo (al secolo, porta di San Francesco, appunto). L'Incredulità di San Tommaso fu l'opera più costosa mai realizzata dal Cima (132 ducati), al punto che il pagamento venne completato solo nel 1509, ben cinque anni dopo la consegna. La pala in seguito è stata esposta in Duomo, ma a causa delle cattive condizioni in cui versava, è stata trasferita più volte alle Gallerie dell'Accademia per restauri; vi rimase nel 1745, dal 1820 al 1831 e dal 1852 al 1854. Sfortuna volle che l'Accademia, durante il secondo restauro, subisse un allagamento che si portò allegramente a spasso per le Gallerie la pala del Cima, danneggiandola ulteriormente. Ormai quasi irrecuperabile, nel 1863 il curatore della London National Gallery, Sir Charles Lock Eastlake, in quel periodo in Italia, giunse a Portogruaro, si innamorò della pala, uno dei più alti vertici compositivi del Cima, e nel giro di 7 anni la comprò per la somma di 45.000 lire dal Comune di Portogruaro; il quale, come clausola, volle aggiungere la realizzazione di una copia da esporre in Duomo. Per chi volesse approfondire, consiglio questo documento trovato in rete; l'intera vicenda è sviscerata nei minimi dettagli, da pagina 301 a pagina 315. Un'alternativa meno accessibile a tanti, ma meritevole di citazione, è il felice saggio sul tema scritto da Giovanni C.F. Villa e contenuto nel catalogo della mostra Cima da Conegliano. Poeta del paesaggio (Palazzo Sarcinelli, Conegliano, 26 febbraio 2010 - 2 giugno 2010), della quale il signor Villa è stato pure curatore. Lo stesso saggio è presente, per concessione dell'autore, nel catalogo della mostra Rinascimento tra Veneto e Friuli. 1450-1550 (Portogruaro, Collegio Marconi, 7 agosto – 17 ottobre 2010).
L'originale è stato riportato in vita dagli inglesi negli anni successivi all'acquisto, e ancora oggi si può ammirare la pala alla National Gallery di Londra, della quale è una delle opere di punta. Se da una parte piango la più grande perdita artistica del Veneto Orientale, dall'altra mi consola sapere che senza il buon Sir Eastlake ora la pala potrebbe essere ben che perduta. La copia in Duomo, fino a poco tempo fa nascosta ai miei occhi, è stata realizzata in quel tempo da Napoleone Eugenio Bonò (1806-1893), portogruarese, che a quanto pare non ha fatto molto altro per farsi ricordare dai posteri, se non una bella panoramica di Venezia, in matita su carta, e un paio di paesaggi in stile ottocentesco, che dovrebbero essere sempre in terra di Gru. Gli va riconosciuto che la riproduzione è perfetta e di pregevole fattura; l'impressione è di avere di fronte agli occhi l'originale.
Non ho mai visitato Londra, nè ci tengo particolarmente a farlo; questa pala ha cominciato a smuovermi verso quella direzione.

Giovanni Battista Cima da Conegliano, Incredulità di San Tommaso. 1504, London National Gallery.

Spaccati veneziani

Non è comune, per la gente normale, visitare Venezia più di una volta nella vita; lo è per i fortunati che vi abitano vicino. A chiunque voglia evitare percorsi canonici in mezzo alla folla di giapponesi, spagnoli e americani, infestanti come la menta, consiglio, una volta tanto, di lasciare ad altri occhi Rialto, piazza San Marco e Accademia e di avventurarsi nelle più silenziose calli del sestiere Castello, fino alle porte di Palazzo Querini Stampalia.
E' noto come Venezia sia un museo a cielo aperto; un palazzo del genere, in un luogo leggendario, passa quasi inosservato. Qualsiasi altra città lo citerebbe tra i monumenti più importanti: la famiglia Querini era tra le più antiche e ricche di storia tra quelle veneziane. Gli occhi dei primi hanno visto nascere la Serenissima stessa; le mani dell'ultimo hanno donato all'umanità l'immenso tesoro artistico accumulato durante secoli di storia.
Tra i tanti Bellini, Palma (il Vecchio e il Giovane), Tiepolo, Longhi e Ricci (Marco e Sebastiano), mi ha incuriosito più d'altro il ciclo di Gabriel Bella. Il nome non evoca opere indimenticabili; più artigiano che pittore d'elite, il Bella ha dipinto su commissione una settantina abbondante di quadri che indagano una realtà veneziana lanciata verso la propria estinzione (tutti i quadri del ciclo sono databili attorno al penultimo decennio del diciottesimo secolo). Non si studia certo a scuola la vita sociale di un veneziano del periodo; consiglio una sosta prolungata in queste stanze, senza ovviamente trascurare il resto. La grande quantità di feste organizzate nei campi, addirittura a pagamento; la crudeltà di certi giochi con gatti, orsi od oche (sapere che erano diffusi in tutta Europa non allevia il fastidio); la licenziosità vigente, visti i corsi (sfilate) di cortigiane in gondola; l'ironia tutta moderna della visita delle novizie (le spose novelle) alle parenti-zittelle, costrette dall'età avanzata alla clausura in convento, per renderle edotte della felice novità; l'assenza di lutto ai funerali del doge, perché muore l'uomo, non la Signoria; tutto questo inonda Venezia di una luce più vera, togliendole la patina da vetrina che tanti amano guardare superficialmente.

Giorgione, Cima e gli altri

La primavera si preannuncia culturale. Cogliendo al balzo le occasioni offerte dai cinquecentenari di alcune morti e nascite illustri (ma non solo), la veneta terra si colora di mostre ed esposizioni come raramente è successo prima d'ora.

Chi si informa nel settore ben sa che da dicembre Castelfranco Veneto celebra il proprio concittadino giustamente più famoso, Giorgione, el Zorzi, con una mostra molto ristretta, complice anche la scarsa produzione dell'artista, ma non per questo non meritevole di una capatina. E' sempre un'emozione come poche (nonché un'occasione da non perdere) poter rimirare, accostati nella stessa stanza, capolavori come l'irraggiunta Tempesta, o le splendide Tre Età, o ancora Il giudizio di Salomone e La prova di Mosé. Io ho già provveduto e ne sono rimasto appagato, chi non ha ancora avuto l'occasione si affretti, la mostra chiude  l'undici aprile.

Giorgione, Le tre età dell'uomo, olio su tela (1500-01).
Firenze, Palazzo Pitti. In mostra a Castelfranco Veneto.

Cima da Conegliano, pur essendo riconosciuto dalla critica di tutti i secoli, giustamente, come una delle punte di diamante della scuola veneta, non ha mai avuto la stessa risonanza che ha investito altri contemporanei quali Giorgione (dopo la morte) o Tiziano. Ed è un peccato, perché nonostante un classicismo di fondo molto più marcato, i colori del Cima, saturi e nitidi ancora dopo 500 anni, a mio personalissimo avviso sono gustosi tanto quanto il tonalismo dei sopraccitati. L'ultima mostra del Cima risale al 1962, vi consiglio di non perdervi quella in corso, incentrata su un interessante percorso sul paesaggio, tema ricorrente dell'artista. Appuntamento a Conegliano Veneto, Palazzo Sarcinelli (restaurato per l'occasione), fino al due giugno.

Cima da Conegliano, Riposo durante la fuga in Egitto con i Santi Giovanni Battista e Lucia, tempera e olio su tavola (1496-98).
Lisbona, Calouste Gulbenkian Museum. In mostra a Conegliano. 

Per il cinquecentenario della nascita di Jacopo da Ponte, detto Jacopo da Bassano, la sua città natale organizza un interessante percorso commemorativo, il cui primo passo è la mostra ospitata al Museo Civico, che chiuderà il tredici giugno. Altro grandissimo nome dell'età d'oro della pittura veneziana, la mostra ripercorre tutta la vita dell'artista nelle sue continue sperimentazioni, dai primi passi ai giochi di luce della maturità. Con il biglietto vi visitate anche Palazzo Sturm, Palazzo Bonaguro e la Torre Civica di Bassano, borgo incantevole ma troppo spesso ignorato.

Jacopo da Bassano, Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela (1547)
Milano, Pinacoteca Ambrosiana. In mostra a Bassano.

Uscendo dalle colline dell'entroterra veneto e dal rinascimento marciano, arriviamo a Rovigo, ultimo baluardo prima del Po, dove a Palazzo Roverella sono esposti alcuni dei capolavori dei mostri sacri del '700 veneto. Non può quindi mancare Tiepolo, affiancato da nomi meno risonanti, ingustamente, a livello mondiale, quali Bortoloni, rodigino (rovigoto!), Piazzetta e Pittoni. Ciliegina sulla torta (veneta), da spiluccare fino al tredici giugno.

Giambattista Pittoni, Diana e le ninfe, olio su tela (1723-1725).
Vicenza, Museo Civico. In mostra a Rovigo.

Per i più intrepidi, traversando i patri confini che seguono Rovigo, si giunge alfin a Ravenna, dove sono di scena gli ottocenteschi preraffaeliti inglesi. Li segnalo perché non é comune che le loro opere passino vicino casa. Non fatevi ingannare dalle pubblicità, specie chi non li ha mai sentiti nominare: si fa di tutto per mettere in primo piano il Beato Angelico e il Perugino, ma di loro v'è solo qualche sparuta opera, aggiunta alla mostra come antipasto, come punta del bagaglio italiano tanto anelato dai preraffaeliti britannici.

Dante Gabriel Rossetti, Dante's Vision of Rachel and Leah, acquerello su carta (1855).
Londra, Tate Gallery. In mostra a Ravenna.

Ultima segnalazione, leggermente fuori tema. Alla biblioteca marciana verranno esposte, fino al cinque aprile, le oselle veneziane. Approfittatene: sicuramente sarà notevole rimirare le oselle, ma sarà ancora più succoso godersi la biblioteca marciana, che apre i battenti al pubblico rarissime volte.

Venezia, Biblioteca Marciana. Sale monumentali.

Giorgione
Museo Casa Giorgione, Castelfranco Veneto (TV)
12.12.2009 - 11.04.2010
http://www.giorgione2010.it

Cima da Conegliano. Poeta del paesaggio
Palazzo Sarcinelli, Conegliano Veneto (TV)
26.02.2010 - 02.06.2010
http://www.cimaconegliano.it


Jacopo Bassano e lo stupendo inganno dell'occhio
Museo Civico, Bassano del Grappa (VI)
06.03.2010 - 13.06.2010
http://www.bassano500.it

Bortoloni Piazzetta Tiepolo: il '700 veneto
Palazzo Roverella, Rovigo (RO)
30.11.2010 - 13.06.2010
http://www.palazzoroverella.com/mostra.php

I preraffaeliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones
Museo d'arte della città di Ravenna, Ravenna (RA)
28.02.2010 - 06.06.2010
http://www.museocitta.ra.it/mostre/mostre_in_corso/

Oselle veneziane. Il dono dei Dogi
Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia (VE)
07.03.2010 - 05.04.2010
http://marciana.venezia.sbn.it/internal.php?codice=664

NB. I biglietti delle mostre di Giorgione, Jacopo da Bassano e Cima da Conegliano sono validi come reciproche riduzioni.