3 - La Barbara

La Barbara sua compagna ingannava l’occhio; piccola e apparentemente di costituzione fragile, non esitava a trucidare chiunque bestemmiasse gli dei che adorava, la Saffica Xe Na e il Rosso Pancione Baffuto. Questa religione, tra l’altro, lasciava perplesso il possente Barbaro; ma ogni strage compiuta assieme soffocava nel sangue tutti i dubbi sull’affetto reciproco.
Svariate danze tribali ella conosceva, e nel suo fanatismo religioso sovente tentava di trascinare l'intera Gilda; alcuni cedettero, ma i più continuarono a considerare stravaganti e inutili le danze che ella intrecciava con i suoi adepti.
La tribù che le diede i natali dell'Alto Nord era figlia; nei Tempi Remoti le severe Montagne di Confine non li contennero. Parimenti non fermarono la Barbara, quando ella volle emulare il Barbaro suo compagno, invidiosa delle teste degli Immondi che quegli orgogliosamente ostentava; e per un certo tempo, seminò il terrore dei Boschi dei Mangiarane.
Era la sola in grado di resistere alla tremenda ira del Barbaro, con l’unica arma che lo soggiogasse: una furia uguale e contraria, ma di sesso opposto. Adorava ella le fogne, che conosceva come pochi; quivi aveva incontrato per la prima volta il suo terribile famiglio, il Toporagno dall’atroce aspetto: le volontà deboli soccombevano solo standogli dinanzi.

2 - Il Barbaro

Il Barbaro era un grande combattente, esperto molto nell’uso dell’ascia da guerra, con la quale seminava il terrore persino all’interno della stessa Gilda; fuggiva il volgo come l'onda quando egli solo tagliava la legna. La manipolazione del fuoco era l'altro grande dono: ogni anno accendeva una pira gigante, per il diletto proprio e della Gilda; e, tra lo stupore della sua gente, lo controllava con sapiente destrezza.
Uomo di indole giocosa, amava molto i racconti di avventura; conosceva a memoria le Grandi Saghe, e torturava i suoi prigionieri recitandone interi brani, fino a condurli alle soglie della pazzia. Il fiero temperamento che lo animava lo portò sovente a vagare nelle Lande Desolate che si perdono oltre l’Ultimo Fiume, per fare incetta di teste di Immondi; studiò per molti anni nella Città Sospesa, solo per ottenere la necessaria competenza nella conta dei propri trofei. Tuttavia, queste continue scorribande cominciarono a logorarlo, a poco a poco. Gli Immondi erano una razza vile, ma restia al perdono; e anche da morti, tornarono a vendicarsi, rubandogli quanto di più caro: l’Accento.

1 - Il Mago

Il Mago era assai potente nelle arti occulte, capace di grandi e oscuri prodigi, come trasformare il metallo in Musica, o ascoltare senza apparente fastidio i terribili lamenti dell’antica razza di ProZac+; tuttavia, la sua indole era buona. Pochi furono coloro che lo umiliarono, e poco vissero per raccontarlo. Solo il temibile Passaggio a Livello di Su Magh gli teneva testa, e mai riuscì al nostro di sconfiggerlo definitivamente; le battaglie contro di esso potevano durare secoli e secoli.
Innumerevoli le discussioni sulla fonte della sua forza; molti narrano di una portentosa pozione a base di bianco e castagne. In verità egli sostenne molte prove per acquisire cotanto potere; la più ardua di tutte fu il pellegrinaggio nelle lontane Terre Valenti, nome noto tra le razze lascive e dissolute; e c’è chi narra che il Mago che tornò fosse piuttosto diverso da quello che era partito.

0 - Prologo

Molto si narra (ma gli Dei sanno di più) di Eroi, di Bestie, di Terre dimenticate e sepolte dalla polvere dei secoli; ma nulla ha mai superato in magnificenza e bellezza i Canti della Gilda.

I più grandi storici ne hanno discusso il Vero Nome; Confraternita Suina è quello che ricorre più spesso. Ma per i nostri umili scopi, ci accontenteremo di chiamarla semplicemente Gilda.

La Marca del Leone Orientale era l’ultimo avamposto dei Possedimenti Marciani; oltre si estendeva il Patriarcato Aquilano, ed oltre ancora, la Città Innominabile e le Terre di Slavonia. Il Nord si perdeva nelle desolate Terre di Nessuno, le quali arrivavano a lambire le prime Montagne di Confine; l’antica città-isola di Caprula dominava il Mare Nostrum, che accarezzava la Marca a Sud. Ridente e felice era questa Terra, unica nei Possedimenti Marciani a resistere al Giogo delle Fabbriche; capoluogo ne era la Città delle Gru, fiera e piccola. Tuttavia, il grosso della Gilda era era nato e vissuto nel ridente villaggio di QumQuardia, locato qualche miglio a Sud della capitale. Nè grurino, nè quardino era il primo Eroe che cantiamo; veniva invece egli dal remoto borgo di Nono Marciano, dai bei vigneti.

Un infernale paradiso

Ho da poco iniziato a leggere Paradise Lost di Milton, nella curatissima edizione italiana Bompiani: testo a fronte e traduzione illustre, Roberto Piumini. Tanti soldini e tante soddisfazioni: il Lucifero miltoniano non è meno epico e ispirato di Ettore o di Macbeth. Per rendere perfetta l'edizione, sarebbe bastato aggiungere alcune delle stupefacenti incisioni di Doré sul tema. Provvediamo, limitatamente, in questa sede.

"[...] Here we may reign secure, and in my choice
To reign is worth ambition though in Hell:
Better to reign in Hell, than serve in Heav’n." 
John Milton, Paradise Lost (1667). Book I, vv. 261-264.

Satan Calls Forth His Defeated Legions. Gustave Doré, incisione.

Gigi Piria

Oggi ho sentito il più bel soprannome mai affibiato a persona:
Gigi Piria.

Gigi Piria.

Sinceramente, non riesco a pensare a nulla di migliore.

Digressione fantastica sulla morte

La morte investe di gloria le idee del morente. Vado oltre: la morte le rende reali e pesanti, libera un fardello che i posteri non possono ignorare, e li costringe a liberarsene con un sacrificio uguale. Socrate beve la cicuta perché sicuro dell'immortalità dell'anima, rendendo così immortale il concetto stesso; Giordano Bruno lo spazza e immortala l'idea opposta, bruciando in Campo dei Fiori. Schopenhauer cerca vita e morte da misantropo per perpetuare il proprio pessimismo, e vi riesce solo in parte, a causa della tarda amicizia di Wagner ed altri apostoli; arrischio ancora: Nietzsche abbraccia un cavallo e diventa pazzo perché vuole morire pazzo; o meglio, superuomo.